Prison School è la nuova opera seinen di Akira Hiramoto, mangaka in attività da quasi vent’anni e che ha visto la sua definitiva consacrazione come autore proprio grazie a questa opera. L’opera di Hiramoto si riconosce grazie alla forte dualità tra l’erotismo e il fanservice spinto e i toni molto più leggeri da commedia degli equivoci ad ambientazione liceale. Una lettura che con il suo proseguire prende sempre di più e invoglia a leggere e a scoprire come si svilupperanno le (dis)avventure del gruppo di studenti protagonisti.

Non è la classica commedia adolescenziale

Prison School parte dal semplice assunto, cosa succederebbe all’arrivo di cinque studenti maschi in una scuola femminile che ha appena aperto le sue porte all’altro sesso? La risposta è il caos più puro. Hiramoto partendo da questo semplice assunto crea fin da subito una serie di situazioni surreali che porta il gruppo di studenti ad essere incarcerati in una prigione scolastica dove dovranno scontare un mese di lavori forzati per poter tornare tra i banchi e non essere espulsi. Prison School pretende dal suo lettore una bella dose di sospensione dell’incredulità: si parte da un’idea realistica ma tutto lo svolgimento della trama pone di fronte a delle situazioni sempre più assurde e surreali, dall’esistenza di un’associazione studentesca segreta alla prigione scolastica con tanto di divise a righe e cupe celle, fino alle più totale violenza fisica e mentale a cui i ragazzi vengono sottoposti. Ma quando ci si lascia andare alla lettura il divertimento comincia a farsi trascinante e la curiosità sempre più forte. E poi non si deve dimenticare il fanservice…

PRISON SCHOOL © Akira Hiramoto/Kodansha Ltd.

Fanservice e inquadrature piccanti

Per fanservice si intende quella tipologia di inquadrature da posizioni decisamente assurde, sotto le gambe di una giovane ragazza, attraverso la sua gonna, direttamente sulla scollatura e via dicendo. Questi punti di vista sono inseriti appositamente per mostrare molta carne delle procaci protagoniste (in Prison School spicca su tutti la vice-presidentessa del comitato studentesco segreto, Meiko Shiraki). L’erotismo di Hiramoto riesce ad essere comunque leggero nonostante questa tipologia di inquadrature sia presente quasi in ogni singola pagina. Il tratto risulta estremamente pulito e le proporzioni dei personaggi sempre molto realistiche, tranne quando si parla della suddetta Meiko Shiraki e dello studente/detenuto Andre, dai tratti fin troppo tondeggianti. Insomma, Prison School è un manga a cui ci si deve dedicare. Superato il primo impatto con il tema scolastico surreale ci si trova in un carosello di sensualità e comicità che riesce a catturare chi legge e a intrattenerlo appieno.

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